Review: Biennale Musica 2019 (Teatro Italiano)

È un’Europa che si confronta con il proprio passato e con la propria immensa tradizione musicale, ma che non sdegna le sfide del presente, relazionandosi con i suoni e le culture di altri continenti e sfruttando con sapienza le nuove possibilità espressive messe a disposizione dalla tecnologia. Di quanto sta avvenendo a livello musicale sul suolo europeo la Biennale Musica di quest’anno dà conto in maniera piuttosto esaustiva, proponendo una variegata selezione di opere e di autori e avvalendosi di esecutori sempre di ottimo livello. L’intento principale della rassegna sembra essere, come denuncia la preponderanza di prime esecuzioni italiane, quello di aggiornare la comunità nostrana dei professionisti e degli appassionati su quanto succede al di là delle Alpi, piuttosto che quello di proporsi come punto di riferimento e vetrina dell’avanguardia internazionale, come avveniva ancora uno o due decenni fa. Non mancano comunque le prime esecuzioni assolute, a cominciare dai lavori commissionati direttamente dalla Biennale, come il Songbook di Tovel (aka Matteo Franceschini) e le micro-opere prodotte nell’ambito di Biennale College.

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