Review: Geografie di un Sogno e Altre Solitudini (Persinsala)

Geografie di un sogno e altre solitudini riesce nel difficile compito di funzionare come un evento teatrale senza esserlo. Sulla scia delle sperimentazioni situazioniste, i partecipanti intrecciano i loro vissuti con quelli degli attori professionisti, assumendo uno sguardo obliquo su se stessi e sui contesti narrativi proposti. Sullo sfondo, l’appello politico a riaffermare la propria esistenza nella sua unicità.

Quante mezze ore si susseguono in una giornata, senza prestarvi particolare attenzione. Quante tonalità emotive – diverse e sovrapposte – colorano i nostri pensieri, le nostre azioni, le nostre deliberazioni più o meno ponderate. Quanto è inaggirabile il nostro essere sempre in (una) situazione, essa si sposta con noi, come il limite dell’orizzonte si muove insieme al nostro sguardo. Da qui discende l’impossibilità di essere de-situati, di sorvolare il mondo assumendo un punto di vista assoluto, di posizionare lo spettatore al di fuori dello spettacolo, cui inestricabilmente appartiene.

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